⏰ In 30 secondi:
- La BCE alza i tassi per contenere l'inflazione, influenzando i mutui;
- Il tasso variabile segue l'Euribor: sale con l'inflazione, scende dopo;
- Surroga, rinegoziazione e CAP proteggono dalla crescita delle rate.
Quando l’inflazione sale, le Banche Centrali alzano i tassi di interesse per raffreddare i consumi. Questo si riflette sui mutui, soprattutto su quelli a tasso variabile, le cui rate seguono l’andamento dei tassi di mercato. Vediamo il legame e come tutelarsi.
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Il legame tra inflazione e mutui è uno dei meccanismi più importanti per chi sta valutando di accendere un finanziamento per la casa o ha già un mutuo casa in corso.
L’andamento dei prezzi incide direttamente sulle scelte della BCE e, di conseguenza, sui tassi di interesse applicati dalle banche. Vediamo cos’è l’inflazione, come si misura, perché influenza il costo dei mutui e quali strumenti permettono di difendersi dai rincari della rata.
L’inflazione è il fenomeno per cui i prezzi di beni e servizi aumentano in modo diffuso e continuo nel tempo. La sua conseguenza più immediata è la riduzione del potere d’acquisto della moneta: con la stessa somma di denaro si riescono a comprare meno beni o servizi rispetto al passato.
Le economie sono caratterizzate da un andamento variabile dei prezzi, sia in aumento sia in ribasso. Quando i prezzi crescono in modo stabile e generalizzato, ci si trova in un regime di inflazione; quando scendono, si parla invece di deflazione. Un certo livello di inflazione è considerato fisiologico, ma se cresce troppo rapidamente le banche centrali intervengono per riportarla sotto controllo.
Per misurare l’inflazione nell’area euro si utilizza l’IAPC, ovvero l’Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo, uno strumento comune a tutti i Paesi dell’Unione Europea che permette confronti omogenei.
L’IAPC si ottiene calcolando la media dei prezzi di un insieme di beni e servizi rappresentativi della spesa delle famiglie (il cosiddetto paniere) ponderati in base al peso che ciascuna voce ha sul bilancio complessivo.
Il paniere viene aggiornato periodicamente per riflettere i cambiamenti nelle abitudini di consumo: nel tempo entrano nuovi beni che diventano rilevanti per le famiglie ed escono prodotti che vengono utilizzati sempre meno.
L’inflazione può avere cause diverse, spesso concomitanti. Le principali sono:
L’andamento dei prezzi dell’energia ha un peso particolarmente rilevante, perché incide sia sui costi diretti per le famiglie sia sui costi di produzione di quasi tutti i settori economici.
Controllare l’inflazione è uno dei principali compiti della Banca Centrale Europea (BCE), che ha l’obiettivo di mantenerla nel medio periodo intorno al 2% nell’area euro. Quando l’inflazione si discosta in modo significativo da questo valore, la BCE interviene con misure di politica monetaria, di cui la più nota è la variazione dei tassi dei mutui.
In presenza di inflazione elevata, la BCE alza il costo del denaro per rendere più caro l’accesso al credito, riducendo così la propensione a spendere e investire e raffreddando i prezzi. Quando invece l’inflazione è troppo bassa, la BCE riduce i tassi per stimolare consumi e investimenti.
Queste decisioni si trasmettono ai mercati finanziari e agli indici di riferimento utilizzati dalle banche per determinare il costo dei mutui: l’Eurirs per i mutui a tasso fisso e l’Euribor per i mutui a tasso variabile.
Nel mutuo a tasso fisso la rata mensile resta invariata per tutta la durata del finanziamento, indipendentemente da come si muove l’inflazione dopo la stipula. Questo significa che, in una fase di crescita dei prezzi, il valore reale della rata tende a ridursi nel tempo: il debitore restituisce somme che, in termini di potere d’acquisto, pesano meno sul bilancio familiare.
Il rovescio della medaglia riguarda chi stipula un mutuo a tasso fisso in una fase di inflazione elevata: le banche incorporano nelle condizioni iniziali le aspettative di rialzo dei tassi e il tasso fisso iniziale risulta più alto rispetto a fasi di stabilità.
Il tasso fisso si calcola a partire dall’Eurirs, l’indice che riflette le aspettative dei mercati sull’andamento dei tassi nel medio-lungo termine. Anche se le decisioni immediate della BCE incidono poco sull’Eurirs, le aspettative sull’inflazione futura ne influenzano direttamente il livello.
Sul mutuo a tasso variabile l’effetto dell’inflazione è più diretto e immediato. Il tasso si aggiorna periodicamente in base all’andamento dell’Euribor, indice di riferimento legato al tasso sui depositi su cui la BCE ha potere decisionale diretto.
Quando l’inflazione cresce, la BCE alza i tassi guida per contenerla e l’Euribor segue di conseguenza, facendo aumentare anche l’importo delle rate del mutuo variabile (per cui l'unico componente fisso è lo spread). In fasi di forte inflazione, le rate possono crescere in modo significativo nell’arco di pochi mesi, con un impatto rilevante sul bilancio familiare.
Al contrario, se l’inflazione si riduce e la BCE abbassa i tassi, l’Euribor scende e le rate dei mutui variabili tornano a livelli più sostenibili. Il tasso variabile, quindi, segue da vicino i cicli economici e va scelto valutando la propria capacità di assorbire eventuali oscillazioni della rata del mutuo.
Chi ha già un mutuo o sta per accenderne uno può adottare alcune strategie per limitare l’impatto dell’inflazione sulla rata:
Per chi sta accendendo un mutuo, infine, la scelta del tasso fisso garantisce certezza sulla rata per tutta la durata del finanziamento, indipendentemente da come evolverà l’inflazione.
Conoscere il legame tra inflazione e tassi di interesse è il primo passo per fare scelte consapevoli quando si accende o si gestisce un mutuo. Valutare se conviene più il tasso fisso o quello variabile, la durata e l’eventuale ricorso a soluzioni come surroga, rinegoziazione o tasso variabile con CAP dipendono dal profilo personale e dal contesto economico.
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